Un’auto a guida autonoma può generare fino a 19 terabyte di dati all’ora, creando potenziale tensione sulle reti 5G che gestiscono dati in tempo reale da più veicoli. La latenza compresa tra 20 e 50 millisecondi del 5G potrebbe diventare critica, poiché i ritardi nei comandi di arresto possono portare a incidenti. Il passaggio al 6G mira ad affrontare questi problemi con velocità estremamente elevate, ritardi molto brevi e funzionalità di intelligenza artificiale integrate che migliorano il rilevamento e la comunicazione.
Il rilevamento e la comunicazione integrati (ISAC) nelle reti 6G funzioneranno come un radar, offrendo una precisione millimetrica per rilevare oggetti o incidenti, potenzialmente prima degli attuali sistemi di telecamere. Questa tecnologia potrebbe migliorare significativamente la sicurezza e l’efficienza dei veicoli autonomi, nonché supportare applicazioni come i gemelli digitali che richiedono l’integrazione dei dati in tempo reale.
La transizione al 6G presenta sfide tra cui problemi di interoperabilità, rischi per la sicurezza informatica e un elevato consumo di energia. L’architettura frammentata delle reti 5G esistenti rappresenta un collo di bottiglia, poiché il 6G è progettato per essere nativo dell’intelligenza artificiale e integrato nei dispositivi edge. I componenti di rete legacy potrebbero avere difficoltà a soddisfare le esigenze di larghezza di banda elevata e bassa latenza richieste per l’implementazione del 6G.
Le reti 6G saranno costruite come sistemi autonomi (SA) fin dall’inizio, un cambiamento significativo rispetto all’approccio non autonomo (NSA) del 5G che si basava sull’infrastruttura principale 4G. Ericsson afferma che le reti 6G autonome semplificheranno la complessità del sistema, miglioreranno la scalabilità e ridurranno i costi di integrazione allineando sia l’accesso radio che le reti principali.
Il 3rd Generation Partnership Project (3GPP), una collaborazione di sette organizzazioni di standard di telecomunicazione, sta lavorando per sviluppare standard unificati per 6G. Questi standard mirano a garantire l’interoperabilità e abilitare funzionalità avanzate come il network slicing da parte delle reti 6G, che promettono velocità di trasferimento da 50 a 100 volte più veloci del 5G, con velocità di picco che raggiungono fino a 1 terabit al secondo e una latenza di microsecondi.
Gli esperti del settore avvertono che, sebbene il 6G migliorerà la sicurezza attraverso una progettazione migliorata, introdurrà anche nuovi rischi associati all’intelligenza artificiale. Stephen Douglas di Keysight Technologies ha osservato che le architetture native dell’intelligenza artificiale possono ampliare la superficie di attacco per le reti ibride esponendo più API e modelli. Gartner prevede che entro il 2026 le applicazioni AI e GenAI rappresenteranno oltre il 30% della domanda API.
Ericsson ha identificato oltre 20 potenziali tipi di minacce legate al 6G, comprese sfide legate all’uso improprio dei dati di mappatura spaziale e attacchi avversari. Molti router, firewall e dispositivi edge esistenti non sono adeguatamente attrezzati per gestire la maggiore larghezza di banda del 6G e i requisiti di latenza inferiore. Pertanto, Douglas suggerisce che questi dispositivi avranno bisogno di miglioramenti per supportare le richieste delle reti di prossima generazione.
Secondo Douglas, attualmente la maggior parte delle reti aziendali è solo parzialmente preparata per il passaggio al 6G. Ha sottolineato la necessità di moderne architetture LAN e WAN in grado di soddisfare la larghezza di banda, la latenza e le operazioni basate sull’intelligenza artificiale previste dal 6G. Gli investimenti nelle reti in fibra, nell’edge computing e nell’architettura zero trust sono fondamentali per la preparazione futura.
Ericsson prevede di finalizzare le specifiche 6G entro il 2028, con implementazioni commerciali previste intorno al 2029-2030. Le implementazioni iniziali dipenderanno dall’infrastruttura 5G SA esistente prima di introdurre funzionalità native AI più avanzate. Gli esperti raccomandano alle aziende di adottare una strategia di migrazione graduale e di iniziare a preparare le proprie reti oggi stesso, migliorando le politiche di sicurezza e investendo in tecnologie che faciliteranno la transizione.





